Essere sfamigliata (termine slang per "senza famiglia") non mi ha traumatizzata. Siamo di tutto il mondo e di tutto il mondo dobbiamo restare. Senza appartenere alla società e al mondo, non apparteniamo a nessuno. (Il problema sussiste comunque, dato che sono senza famiglia e senza appartenenza sociale)
Nella famiglia ci nasci, ci cresci, e forse ci muori in solitudine... senza mai essere amato - sono finiti i tempi della sitcom all'americana coi neri che canticchiano "famiglia", ora sono tutti cani sciolti, senza padrone, e per quanto sarebbe giusto curare anche i legami famigliari, se d'altra parte non c'è reciprocità non si va da nessuna parte. Oggi sono stanca di ricevere in regalo souvenir giapponesi o libri giapponesi o teiere giapponesi e di sentire la sorella che si lagna che "ha due famiglie" poverina lei sapendo che io non ne ho nessuna. Va compresa. E se non compresa, lasciata in pace. Quando l'inverno scenderà gelido sulla mia carogna, coprendola di ghiaccio e neve, e poi sulle loro, della mia famiglia, di quelli che sono stati gli individui che avrei dovuto proteggere di più, nulla resterà del nostro ricordo, solo il soffio impietoso e imperterrito del vento che porta via la polvere dalle crepe sull'asfalto...
(Se fossimo a Roma sarebbero voragini)
E visto che siamo in tema "cose che fanno ridere tantissimo", ecco qui, l'umorismo sboccato di una comica dei miei paraggi (non proprio vicinissima) (Marsala) (che appuro da un utente spagnolo/spagnolofono che viene dall'arabo Mar salam... Non da Mar et sal latino... Mare e sale insomma... E la gente si laurea, studia alle scuole di scienziati, quando basterebbe aprire Stormfront...)
https://youtu.be/HKlrQ_hUl4Y?si=08ZkyPEBxC-3mQCj
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