mercoledì 4 febbraio 2026

Esercizio di radicamento nel Sé - raccoglimento emotivo

Negli ultimi tempi mi viene difficile far aderire i miei pensieri e le mie emozioni ai miei comportamenti. C'è uno sfalsamento grave fra pensieri, sentimenti, parole e azioni. Sono come quei film "sfalsati" da guardare con gli occhialini 3d dei primi del 2000. Una pellicola sfalsata. Posso testimoniare con sicurezza il vuoto - là dove c'è il vuoto non c'è consapevolezza e non c'è di conseguenza sofferenza. Perciò mi ritrovo - forse non a ridere ma - ad essere mestamente tranquilla tutti i giorni a tutte le ore e poi... poi, d'improvviso, scende un velo di incoscienza in me, che è simile a quel fenomeno che lessi in un libro di Adelphi, Amok: una mano che si allunga nel buio a raccogliere il medicamento, la mano che versa il medicamento nel bicchiere, e lo inclina alle labbra e lo manda giù. Paura estemporanea. Poi quieto dolore, quieto sollievo. Poi pensare "Godo del mio meritato riposo".

Le donne hanno sempre questi mezzucci infidi per tentare di togliersi la vita, che lasciano sempre aperto uno spiraglio di speranza che possa andare diversamente. Forse sarà che - in teoria - si è programmate per dare la vita e quindi si sente biologicamente una radicalità alla vita più profonda. Sia come sia, è più facile che un uomo riesca nel suicidio che una donna. Questo perché gli uomini amano fare cose per togliersi la vita che le donne in genere aborriscono: come tagliarsi da soli la gola o impiccarsi. Le donne sono più da veleno/sonnifero, sogni doro per sempre. Forse. Forse (purtroppo o per fortuna) no.

Sotto le coperte bussa alla testa il pensiero: e se ce la faccio? E se questa è la volta buona?... se il demone dell'incoscienza (leggi: dissociazione in psichiatria) fa bene il suo lavoro, non ti preoccupi. Vagamente al massimo pensi... oh, cretina, non ti addormentare... che se ti addormenti sei finita... coma al meglio... al peggio morte per arresto respiratorio... E non era quello che volevi? Forse... no... forse vorresti ancora vivere.

In una trentina di tentativi di suicidio, indicativamente, in tutto, me ne stavano davvero riuscendo solo due: il primo, con il paracetamolo, e il secondo, con il decalcificante della macchina del caffé. Ero sicura di farcela entrambe le volte. Il mio corpo ha riportato danni inenarrabili, ma non ho una striscia di sangue addosso, sono qui a parlarne attipo parlare del tempo, delle condizioni metereologiche. Le coglione come me prima o poi finiscono di riderci sopra - che tanto va la mona alla morte che ci lascia le penne. E' quello che è quasi successo due giorni fa, con dieci pillole di medicamento, e poi successivamente con una boccetta di sordido veleno. 

A chi importa?
Che cosa importa?

Le domande che rimbombano nel vuoto mentre sto lì distesa a letto che mi si chiudono gli occhi. La principale causa di morte è la nascita e la vita. Non hai nessun motivo preciso per fare quella scelta, tutt'al più si può parlare di pretesti, tanti pretesti che si sommano, ma se non sei "squily", dal punto di vista della ideazione suicidaria, non ci pensi, non ci arrivi mai... Probabilmente io ho un'alta soglia perché ho iniziato a macchinare la fine già da molto giovane. E' tipico di persone con il mio penoso orrendo morbo - il dbp. E' veramente raro non pensarci avendo quel morbo appeso al cervello.
 
Sembrava molto triste, tuttavia non diceva "zi", non faceva un suono, così non riuscivo a capire se veramente fosse preoccupato e stesse soffrendo. Avrei voluto dirgli che la marcia funebre mi ha segnata, al primo (ed ultimo) funerale a cui ho assistito da bambina. La marcia funebre era un rintocco crudele nella mia cassa toracica. Mi è entrato nell'anima quel fatale gramo rintocco. E così volevo soltanto morire che ero solo una giovin bambina. La morte te la insegnano i genitori. Loro ti scaraventano nella vita e poi sono cazzi tuoi, arrangiati, o per meglio dire, tu forsennatamente vuoi uscirne da sta giostra del cazzo orrenda e suicida, e loro terrorizzati ti rimettono nella giostra del cazzo, gira cavallino, abbiamo ancora molto da soffrire... loro tengono la mano pressata sulla manovella della giostra del dolore mentre tu vestita da pagliaccia continui a girare, e bada di sorridere...

Sorridere, perché ci vuole sorte anche a meritarsi il lusso di poter elaborare il dolore - per tanti come me la vita è un turbinio di colori e luci di una giostra impazzita, con la testa che duole, la vista che si appanna, e correre, correre, e sorridere... e non puoi fare niente per fermarla... sai solo che a volte vuoi scendere... e che non ti importa delle conseguenze, che sono cazzi di chi resta, non tuoi che vuoi solo liberarti di altri anni inutili a soffrire fino al medesimo inevitabile traguardo.


tutto questo non mi appartiene più - lo ringrazio e lo lascio andare...

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