Scrivo per informare sui motivi del suicidio.
Non ce ne sono. Non ci sono, per meglio dire, pretesti. Se avete perso un caro per questo motivo, non dovete stare a farvi i pensieri ridondanti sui motivi. Nemmeno quando sono lampanti a chiunque sono quelli. Non ce ne sono. La vita in sé è il motivo della morte.
Nei momenti imprevedibili la nebbia circonda la mia testa - allora c'è un richiamo, da parte dei medicamenti, ad appropinquarmi a loro. La nebbia è tale perché è fitta e non vedi a un palmo dal naso. In quel momento non vedi altro che il medicamento e la mano che si allunga per prenderlo in mano. Non c'è altro al mondo e per cui si possa fare un pensiero. Snocciolerei i pensieri che mi vengono in testa che forse descrivono alla lontana questa nausea, ma non servirebbe a nessuno. Non interessa a nessuno nel particolare. Scriviamo nell'universale: non razionalizzate la morte e non rideteci sopra. E' un tabù. Se si possiede un minimo di cervello (e cuore) non ci si ride sopra e non ci si parla sopra. Non si fanno pettegolezzi e ciarle sulla morte. La morte va nominata e non considerata. Non ponderata.
La più grande forma di umiltà è riconoscere che ce n'è tanti a questo mondo che sono morti ammazzati, da una malattia, da se stessi e dagli altri - ponderare di non essere niente e di non pesare nulla per nessuno-al-mondo è un gesto di onestà. E poi ti tornano tutti i pensieri osceni su quello che ti hanno detto - "parole come pietre" - e pensi vah, vaffanculo, basta, ne ho abbastanza. Addio. Proseguite senza di me. Ma non è ancora quello il pretesto. Il pretesto è tutto, tutto è il pretesto. La nascita e la vita nel complesso sono il motivo e il pretesto. Ecco cosa hanno pensato quelli che se ne sono andati. Che la vita non serve a niente e la loro vita non serve a nessuno. Perché - bla bla dotteggianti - i filosofi lo dissero, che l'unico modo per sentirci felici o perché la nostra vita abbia senso è sentirci utili per qualcuno. Se viene a mancare l'utilità - qualunque sia - ti fermi.
L'ologramma dell'orologio digitale sul soffitto disegnava le 16:04 allorché io pensavo di restare sveglia e di non scivolare nel sonno, che la morte avrebbe vinto. Ma ha vinto il sonno. Ha vinto la morte - la morte vince sempre.
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