domenica 1 febbraio 2026

Nebbia

Scrivo per informare sui motivi del suicidio.
Non ce ne sono. Non ci sono, per meglio dire, pretesti. Se avete perso un caro per questo motivo, non dovete stare a farvi i pensieri ridondanti sui motivi. Nemmeno quando sono lampanti a chiunque sono quelli. Non ce ne sono. La vita in sé è il motivo della morte.

Nei momenti imprevedibili la nebbia circonda la mia testa - allora c'è un richiamo, da parte dei medicamenti, ad appropinquarmi a loro. La nebbia è tale perché è fitta e non vedi a un palmo dal naso. In quel momento non vedi altro che il medicamento e la mano che si allunga per prenderlo in mano. Non c'è altro al mondo e per cui si possa fare un pensiero. Snocciolerei i pensieri che mi vengono in testa che forse descrivono alla lontana questa nausea, ma non servirebbe a nessuno. Non interessa a nessuno nel particolare. Scriviamo nell'universale: non razionalizzate la morte e non rideteci sopra. E' un tabù. Se si possiede un minimo di cervello (e cuore) non ci si ride sopra e non ci si parla sopra. Non si fanno pettegolezzi e ciarle sulla morte. La morte va nominata e non considerata. Non ponderata. 
La più grande forma di umiltà è riconoscere che ce n'è tanti a questo mondo che sono morti ammazzati, da una malattia, da se stessi e dagli altri - ponderare di non essere niente e di non pesare nulla per nessuno-al-mondo è un gesto di onestà. E poi ti tornano tutti i pensieri osceni su quello che ti hanno detto - "parole come pietre" - e pensi vah, vaffanculo, basta, ne ho abbastanza. Addio. Proseguite senza di me. Ma non è ancora quello il pretesto. Il pretesto è tutto, tutto è il pretesto. La nascita e la vita nel complesso sono il motivo e il pretesto. Ecco cosa hanno pensato quelli che se ne sono andati. Che la vita non serve a niente e la loro vita non serve a nessuno. Perché - bla bla dotteggianti - i filosofi lo dissero, che l'unico modo per sentirci felici o perché la nostra vita abbia senso è sentirci utili per qualcuno. Se viene a mancare l'utilità - qualunque sia - ti fermi.
L'ologramma dell'orologio digitale sul soffitto disegnava le 16:04 allorché io pensavo di restare sveglia e di non scivolare nel sonno, che la morte avrebbe vinto. Ma ha vinto il sonno. Ha vinto la morte - la morte vince sempre.

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