domenica 11 gennaio 2026

Artico

Se "la vita è un sogno" (cit. da Waking life), i sogni che faccio dormendo raccontano di una nevrosi isterica... una nevrosi isterica tormenta le mie notti, e i miei giorni, lungo tutte le ore che passo a dormire, e per quanto ci provi non riesco a sentire nulla svegliandomi, ottundimento emotivo dicono.

"La mia vita non esisteva prima che venissi tu"
"Non riesco a ricordare il mondo prima di te"
ecc. ecc.

Non mi sono goduta un minuto, nemmeno quando la mia vita "era appena iniziata" potevo afferrare che non stesse finendo.
E spingendomi più in là fino oltre al bivio fatale (vita? morte?), ho scelto la strada più tetra. Degenerazione... Ho avanzato tanto lungo la strada sbagliata, tornare indietro significa ripercorrerne uno spaventoso tratto fino a poter imboccare la strada giusta... 

Non cambierò più ormai...

Quando si sta molto male a livello psicologico è facile che si invecchi bambini. 
Prego di non invecchiare bambina. Non sola. Non danzando sotto la pioggia come una matta alienata nella sua scatola cranica.

Ricordo quanto mi sentissi disperata pensando di non essere più nel fiore degli anni e che sarei morta da sola - ho avuto culo ma dato quanto eccello in stupidità ho rovinato tutto. 
Ho rovinato tutto in favore della lotta fra me e la vita: una lotta che fa: gli errori non hanno nessun diritto alla gioia, all'amore, alla luce.
Così trasmettono i genitori, così impariamo a sentirci. 
sono rimasta nel buio tutto il tempo. E in questo buio potrei morirci, senza più nessuno accanto. Salendo in cima sempre meno spettatori sugli spalti... speravo di poter arrivare in cima all'ultimo spalto e raccogliendo le mie cose andare via...

i ghiacciai al tramonto descrivono quello che ho fatto alla mia vita. Un'immensa distesa di bianco. Gelo ghiacciato, ma nessuna precipitazione.

In una delle giornate-tutte-uguali sono andata in un negozio e ho incrociato lo sguardo con una tizia che conoscevo. Mi fissava da dietro la cassa, meravigliata. Ho sollevato lo sguardo e ci siamo incrociate, lei ha distolto il suo, a disagio. Mi avrà riconosciuta anche se sono così diversa da com'ero?, quel che più conta è che in quel momento ho visto davanti a me un essere umano.

vedere una "persona" in un "simbolo" che mi faceva così tanta paura.
cristallizzata per una vita e da una vita nel dolore dell'essere vittimizzati.
seduta ad un banco scolastico che non è mai sparito. sono ancora in quella classe. ancora fra i miei pochi punti di riferimento quando devo pensare a qualcosa come "la mia vita".
prima di pretendere di essere trattata come un essere umano, dovrei abituarmi a non disumanizzare nessuno. è perché sono incline a giudicare che vengo giudicata così tanto. sono sicura che si raccoglie quello che si semina, anche dentro di sé, nel silenzio della propria mente. se sei una pessima persona, troverai e vedrai solo pessime persone attorno a te.

postscriptum

si fa avanti strisciando e congelando il sangue un atroce sospetto da qualche tempo...
lo nego, lo nego perché sarebbe orribile... morirei dandolo per certo...

1 commento:

  1. Signora Marzia
    Leggo di vostra grande sofferenza.
    Reale o immaginata.
    A volte ci sono scrittori che narrano. Anche di sofferenze, non necessariamente le proprie.
    Anche se, in maggior parte, si tratta, di fatto, di autobiografie.

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