Post ad alto contenuto di dopamina. Grazie alla caffeina.
Tempo fa di getto scrissi un haiku: faceva così
Sangue rosso
su un lenzuolo bianco, sembrava
quasi amore...
Gli haiku sono semplici e mi sono affini come stile nella scrittura. Solo sono meno prolissi, più ermetici.
Ho caricato sull'intelligenza artificiale un paio di disegni fatti da me chiedendo se hanno uno stile, l'AI mi ha risposto che vado sull'espressionista / semi-realistico da graphic novel. Per associazione stamattina ho pensato che "Sarebbe bello cominciare un corso per grapic novelist", che poi sarebbe una sorta di "chiusura del cerchio" perché quando ero ragazzina mi ero iscritta all'artistico proprio col pensiero di fare fumetti come carriera.
Conosco pochi graphic novel - così pochi che posso elencarli tutti: il celebre Maus di Spiegelman, Blatta di Ponticelli, ancora Le Mani di Zeta di Akab, Neuro habitat di Miguel Martìn, Hicksville di Dylan Horrocks -, quel mondo lì - del fumetto - non mi ha mai coinvolta fino alla gioia di vivere, mi piace fare "i primi piani" a schizzo con la matita, ritrattini pseudo-cartoon, mi piace a volte dipingere qualcosina - nella pittura mi avvicino allo stile impressionista (Monet e simili)... (per quanto sia arrogante settarmi da qualche parte nel quadro, sono una che spennella ad mentula canis e qualche volta per un colpo di fortuna o di ispirazione dà forma a qualcosa di decente.)
Ero certa che non sarei mai arrivata da nessuna parte, di fatto sto ancora incatenata in quella stanza orrida, solo proiettata nello spazio (ma non nel tempo) lontana da lì. E' già qualcosa? Se fosse così, potrei vedere dispiegarsi davanti a me la possibilità di creare una strada.
("As you start walking on the way, the way appears".)
Pensierino sbocciato dopo la lettura della Tana di Kafka in particolare: non puoi sottrarti alla vita, per quanto bene cerchi di nasconderti da essa. Non esiste caverna abbastanza arzigogolata, labirintica e profonda che possa nasconderti per sempre dal sole.
Persino il tenente Hiro Onoda venne riportato indietro.
Qualcuno ha ficcato la testa nella stanzetta dei ditalini mentali e mi ci ha tirato fuori.
Questo, non lo posso negare, adesso mi fa sentire entusiasta. (Non "felice". Solo "entusiasta". Vuotamente entusiasta.)
Non so perché dovrei volerci fare qualcosa con questa vita. Per quanto mi riguarda ho tutto ciò che posso desiderare, se continuasse così fino alla morte sarebbe d'una pace (che mi merito, dopo tutto) da paradiso: una casa, un conto, acqua e cibo, una persona amica.
Tutto questo lo posso perdere da un giorno all'altro.
Per scongiurare una catastrofe che non sento con apprensione - sono un animo leggero - avrei puntato a diventare una commessa in un negozio di vestiti - mi vengono un po' di dubbietti perché lì si richiede la "bella presenza", ma sarebbe il coronamento di una mia attitudine (consigliare vestiti e abbinamenti) - più probabile sarebbe finire in una fabbrica o a fare qualcosa di più modesto, e con ciò si intende che non sarò mai in grado di lavorare - qualunque cosa sia, va accolta...
(Mi sembrava preoccupata per le finanze la mia povera mamma)
(Ha questa bimbaminchia di figlia che superati i 30 anni né ha mai lavorato né sa ancora "cosa vuole fare da grande". Non credo che ci sia più da ponderarlo.)
Come sia sia, nulla esclude il corso di illustrazione, se ne trovo qualcuno che dia un attestato per inserirsi nell'ambito perché no, alla fine è una cosa che amo fare anche a tempo perso. Se si inserisse nella mia vita come "mestiere retribuito", sarebbe molto di incoraggiamento a migliorare. Altrimenti potrebbe restare un hobby in parallelo.
Devo pensarci.
Finché ero piccola tutto o quasi mi veniva facile: i libri dei compiti finiti in una giornata e mezza d'estate, le lezioni mandate a memoria come bevendo un bicchier d'acqua, il disegno, mi veniva bene, tutto mi è venuto bene senza molta fatica. Non mi sono mai impegnata, quindi sono sempre rimasta mediocre in tutte le cose pur avendo più interessi.
Forse alla fine non "voglio" - prima ancora che "non posso" - realizzarmi in nulla.
Puoi dare un senso ad una vita solo dandole un "ambito", una "direzione". Preferisco marcire nel non-senso? Sono fedele al "don't try" di Bukowski. (Fra il dire il fare ci sono di mezzo più globi terracquei...). Sarà che le persone mi fanno molta paura (comprensibilmente).
Per quanto sia una bambina stupida e non riesca ad afferrarlo pienamente, le tragedie succederanno. Finiranno i bei tempi. Cominceranno i tempi grigi. Ricominceranno a riempire i cieli le nuvole grigie.
Mi sono fatta la promessa che per quanto sia violento il prossimo temporale, resterò aggrappata alla vita. Anche ad una vita così idiota.
postscriptum
"Finiranno i bei tempi"... Ma sono mai cominciati?...
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