venerdì 6 febbraio 2026

Il mondo di merda

"Ottimismo, realismo e duro lavoro".

Per qualche anno sono stata vittima di violenza su Internet. La priorità è che io non parli per proteggere i soggetti in causa, perciò non parlerò. Sono letteralmente inenarrabili i danni che la mia psiche ha subito per il binomio cyberharrassment + cyberstalking. Erano il tipo di persone letteralmente cerebrolese che festeggiano sulla rete se la loro vittima perde la vita. Ne parlarono alcune "fonti di informazione" che ebbero da rimproverarmi di essere "cattiva", di cercare la mia famiglia altrove, in mezzo a persone che se avessero potuto avrebbero fatto il tappetino elastico sul mio cadavere. Risero del mio stato di iper-arousal, dicendo qualcosa di simile a "Dovremmo essere scemi come te per continuare a maltrattarti dopo tutti questi anni...", anche se, effettivamente, l'iper-arousal, come "paura che il trauma sussista ancora", è una risposta clinica da PTSD. Lasciamo perdere. Perciò questi ragazzini scemi mi consumarono succhiandomi la vita, la salute mentale e l'anima, e infine la famiglia - i rapporti con una sorella non propriamente empatica si deteriorarono nel tempo dato l'odio che mi serbava: rincasava ed ero la sua valvola di sfogo, io che me ne stavo tutto il giorno chiusa a farmi maltrattare. (Coinvolgeva anche le sue amiche nel bullismo alla sottoscritta). Lei sapeva come si soffre nella vita: come soffrono anche quelli che mi hanno masticata e sputata come una gomma. Nella mia famiglia la malattia era cattiveria, esattamente come in società. L'odio dei miei famigliari raggiunse vette inesplorate, e cominciarono a diffondere la voce che fossi un'"ubriacona" (usavo l'alcool per anestetizzare il dolore) e una "criminale". Nel frattempo continuavano a ridere sulla rete di quanto ero "scema" dato che continuavo a sentirmi ossessionata da quelle personacce - sono circa 15 anni che sento gli "strascichi" del trauma. Che fossi una persona psicologicamente fragile importava un cazzo a nessuno, anzi, più trippa per gatti. 

Ora vedo solo la strada davanti a me: ho una madre cagionevole di salute e un fidanzato che sta per smollarmi, e rischio di essere abbandonata dal servizio pubblico - perciò è la logica conseguenza. Nel frattempo, mia sorella ha una vita da sogno (attenzione a parlarne sui social, ti censurano per "istigamento all'odio..."), i miei aguzzini immagino idem, non si muove una foglia, nessuno ha mai ammesso un briciolo del male che mi ha fatto - e a morire in disgrazia sarò io.

Quando parliamo del mondo di merda in cui viviamo, dobbiamo riferirci precisamente a questo. Un mondo e una società in cui hai successo nella misura di quanto sei violento, egoista, superficiale, se non proprio stupido, cattivo con gioia e senza cuore. 

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