La fine che hanno fatto i miei progetti di lungo termine di digiuno, un pacchetto di patatine bianche vuote e una padella di pasta ai frutti di mare finiti - forse è il pensiero di aver tradito la promessa che mi rende così triste, per quanto banale sia la cosa in sé, ancora una volta mi sono delusa, ho tradito me stessa in favore di un impulso. Sono una mangiatrice emotiva, e nei momenti di stress non mi accorgo nemmeno di star mangiando in eccesso. Oggi sapevo di dover consumare aria e caffeina, ma non so perché... Ci sono riuscita tante volte, oggi no.
Sarà che si respira un'aria tutt'altro che allegra in questa casa e in questo mondo e come dice amaramente mia madre "Mangiare: è tutto ciò che resta".
A me piacerebbe sacrificare il gesto del mangiare per tutto il resto, ovviamente. Tuttavia la tristezza è così intensa che mi ritrovo lì con la mano infilata nel pacchetto di patatine bianche, ad artigliarne manciate e morderle e ingoiarle con la disperazione che galoppa.
Mangiare.
Nutri-mento.
Ho bisogno (ho desiderio) di un altro tipo di nutrimento, ma non posso averlo.
Intravvedendo, nell'altor diario, i titoli dei libri recensiti, intuivo di difficoltà nel vostro rapporto col cibo, signor(in)a Marzia.
RispondiEliminaI problemi dell'anima si manifestano spesso con disturbi e malattie nel sonno e nell'alimentazione.
Voglio credere che certi propositi traggano linfa anche solo da un anno solare nuovo, certo serve forza per crederci, così come in tante altre cose..
RispondiEliminaCiao Marzia, sono passata dal tuo blog e ho letto i tuoi post. C'è molta verità in quel che dici ma mangiare non è l'unica cosa che ci resta, per citare tua madre. Sono molte le cose che ci restano per fortuna; ti auguro di scoprirle tutte, un po' alla volta. A presto, Mariella.
RispondiEliminaTi ringrazio molto del commento e per l'augurio. Buon anno.
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