Sbotto con risentimento al rimembrare di tutto quello che ho passato, in barba al genitore 1 (quella femmina insomma) che questa estate se ne va in vacanza fuori dall'UE per trovar la Stronza. E ciaonee, chissene frega di te. "Io mi faccio le vacanze lì alla faccia tua", sembrava dire. E a parte l'indelicatezza del rinfacciarmelo, non trovo niente di cui lamentarmi. Ha passato una settimana orribile. Io non ho messo il naso fuori casa se non per casi di strettissima necessità. Una sola volta a comprare la dose di alcool, una sola altra per la visita medica.
Così come le onde del mare (di merda) tornano ad avanzare ritraendosi successivamente verso la battigia, (facciamo poesia), così la speranza maledetta torna ad infettare il sangue e rendere il corpo niente altro che un vuoto involucro di scemenza pura e semplice. E' l'altalena idiota fra depressione maggiore e indifferenza strafottente, non si prova niente d'altro. Non nego di preferire l'indifferenza strafottente. Mi rivedo a stare appresso a un cretino proprio che mi augura di morire "Enter the void", entraci tu coglione. Mi rivedo con quella strega che mi sputa in faccia che non tengo più sorella (l'ho mai tenuta?), e mi si spenge la libido. Andate a morire. E' umiliante e l'umiliazione è l'esperienza emotiva più devastante e rovinosa per un essere umano. Non posso più permettermi di essere triste e traumatizzata. Io voglio solo urlare. Solo urlare.
Cosa, i genitori, danno la vita, se poi non sanno fare nient'altro che toglierla? Tutti i bambini (scemi o meno) odiano i loro genitori. La ferita è cicatrizzata - provo solo un po' di melanconico dispiacere. Ma d'altro canto, c'è forse da confidare in altri?
Finché continuerò a pensare che ci sia speranza di essere parte del clan-famiglia, non farò parte del clan-mondo, perché il clan-famiglia preclude tassativamente che io faccia parte del clan-mondo. Se non come accattona.
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