venerdì 2 gennaio 2026

Come diventare buoni

La realtà delle cose sembra non andare di pari passo necessariamente con ciò che sembra lampante ed evidente, come suggerisce un romanzo di Nick Hornby (dal nome ononimo al titolo del post).
Cercando di operare una sintesi razionale, sono rari i casi in cui il mondo non riesce a snaturarti se ci mette abbastanza impegno e (soprattutto) se tu collabori con esso nella distruzione-autodistruzione. Quindi (mi) sorge la domanda: è davvero una faccenda genetica il male? O dipende da quanto a lungo ti hanno "tartassata"? Entrambe le cose. Soprattutto si può essere pienamente vittime e proprio perché vittime pienamente (anche) carnefici, perché come esseri umani siamo delle "spugne": assorbiamo ogni violenza e carezza che ci viene fatta. Non esiste una persona abbastaza integra da non farsi snaturare del mondo, se è veramente vittimizzata, se non in qualche serie TV o romanzo di formazione.
E' il discorso di Joker nella trilogia del Cavaliere oscuro: "o muori da eroe, o vivi abbastanza a lungo da diventare il cattivo". Mi pongo come fermo punto d'orientamento di non aver "ucciso nessuno", anche se, come si controbatte frequentamente, ho comunque moralmente ucciso con le parole. Ma vale un po' per tutti. L'auto-compassione me ne convince.
Questo è solo un momento come un altro di vago disgusto di sé, non va preso sul serio. Forse sarebbe meglio uscire dalle etichette "vittime" o "colpevoli" e considerarsi semplicemente umani.

2 commenti:

  1. Il male non può essere "genetico", al contrario credo che nascano tutti "buoni". Però poi si vive e la vita ti insegna la cattiveria.

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    1. Sono del tuo stesso parere. A volte si scivola così tanto nell'autocommiserazione da chiedersi: "Ma ci sono 'nata' così?!".
      Un saluto!

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